L’ordine non è una convenzione: ogni strato ha bisogno che quello sotto sia già a posto, e messo al contrario smetterebbe di funzionare.
L’alleggerito sta in basso perché è quello che deve fare i conti con il solaio grezzo: annega tubi e corrugati, colma i dislivelli e restituisce un piano continuo. È anche il modo meno costoso di guadagnare quota quando ne manca, e pesando un quarto di un massetto tradizionale lo fa senza caricare la struttura.
Il materassino acustico sta sopra l’alleggerito, non sotto. È gomma acustica, nel nostro caso spruzzata invece che stesa a rotoli, e fa isolamento acustico del pavimento: ferma il rumore da calpestio prima che entri nella struttura. È lo strato che separa: tutto quello che sta sopra di lui galleggia, tutto quello che sta sotto è solidale all’edificio. Se lo si mettesse più in basso, gli impianti lo perforerebbero e il massetto di finitura andrebbe comunque a toccare la struttura — e un solo punto di contatto rimette in comunicazione i due piani. Per lo stesso motivo risale sui bordi con un risvolto perimetrale, e viene applicato a spruzzo invece che in rotoli: ogni taglio attorno a un tubo o a un pilastro sarebbe un punto da cui il rumore passa.
Il riscaldamento a pavimento va sopra l’isolamento, così il calore sale verso la stanza invece di disperdersi nel solaio.
Il massetto di finitura chiude e ingloba le tubazioni del radiante. Quando c’è un impianto radiante l’autolivellante è la scelta migliore: essendo liquido avvolge il tubo su tutta la circonferenza senza lasciare vuoti d’aria, e l’aria è il peggior conduttore che ci sia.
Dove gli strati si interrompono — sulle soglie, sui cambi di stanza, sulle grandi campiture — servono i giunti di dilatazione, e la regola è che il taglio dello strato superiore segua quello dello strato sotto.